Solstizio d’inverno

 

                             
fuSolstizio d’inverno, un’occasione preziosa per mettersi a ritmo con il flusso energetico della Natura secondo l’insegnamento taoista dei “Dodici Segni Fondamentali”.
Riprendiamo dal mese di dicembre la nostra esplorazione transculturale del calendario…

  

ZI , Solstizio d’Inverno, Dicembre

“Il potere della notte oscura che trattiene il respiro per dare vita al nuovo giorno……”

Dalle ore 23 all’1, massimo flusso energetico nel canale della Vescica Biliare.

La serie dei Dodici Segni inizia con Zi, associato al Solstizio d’inverno (Dong Zhi), uno dei grandi cardini annuali, che corrisponde all’inizio del nuovo ciclo, allorchè il sole raggiunge la minima altezza sull’ orizzonte, per poi ricominciare a salire, un istante in cui “tutto si ferma”. Per il nostro calendario è l’ultimo mese dell’anno, per il calendario tradizionale cinese invece è il primo. Lo Yang Yao che compare dal basso è il segnale che innesca la ripresa del flusso energetico dopo la fase di massima latenza (Grande Yin). Questa linea è l’equivalente del punto luminoso al centro della zona oscura nel diagramma Tai Ji. Si attribuisce a Zhan San Feng, mitico fondatore del Tai Ji Quan (“Arte Marziale del Pricipio Supremo“) l’espressione “Armonizzare Cielo e Terra all’interno“; sarà questa equilibratura di ordine superiore a consentire al corpo di muoversi con vera naturalezza. Wang Zhen Nan (16° secolo), allievo di terza generazione di Zhan San Feng, di cui si dice che fosse l’unico ad aver ricevuto l’intera conoscenza del Maestro, parlava di tre livelli di pratica:

Primo Passo: l’equilibrio con se stessi

Secondo Passo: l’equilibrio con l’ambiente

Terzo Passo: l’equilibrio con Cielo e Terra (ovvero le forze che governano il cielo e la terra)

 

Nella pratica interiore il solstizio d’inverno è la sensazione dello Yang Qi che incomincia a muoversi dalla radice del Dan Tian inferiore quando la mente riesce a raggiungere e mantenere una condizione di calma profonda.

Tale condizione non è, ovviamente, vincolata ad una data o un orario preciso, ma la pratica meditativa solstiziale consente di approfittare del fatto che il macrocosmo intorno a noi sta attraversando nel suo insieme questa configurazione; in questo modo i taoisti ritenevano di sincronizzare i propri ritmi con l’inizio del nuovo ciclo (“Unione fra Uomo e Cielo”), per poi cercare di mantenere tale ritmo per tutto il periodo successivo; a tale scopo si dedicava almeno una intera giornata a questa pratica lasciando le occupazioni ordinarie e cercando di “pulire il Cuore” (Tiao Xin) da ogni attività della coscienza superficiale (“Guardarsi fino a scomparire….”).

Dunque, in realtà, si cerca di portarsi nella condizione di quiete assoluta quale è descritta dall’esagramma che precede Zi nel ciclo dei Dodici Segni, chiamato Hai (nel linguaggio dell’Yi Jing è il n.2, Kun, la Terra) necessaria e indispensabile per poter sentire il movimento del nuovo Yang:

 

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  Hai                                                           Zi

 

 

Yi Jing 24 “FU, il Ritornare”

 

Il commento a questo segno descrive poeticamente ma molto chiaramente quanto detto sopra:

 

“… ritornare al proprio Dao … possedere direzione nell’andare.

Il Ritornare: l’uso del conoscere l’origine.

Il Tuono situato al centro della terra. Il Ritornare.

I primi re (Xian Wang, i sovrani dell’età dell’armonia con il Cielo)

usavano all’apice (Zhi) del Sole sbarrare i passaggi (Guan)…..”

 

L’espressione “tuono” (trigramma che nel ciclo del Ba Gua corrisponde all’inizio della primavera) è probabilmente usata anche per indicare che il movimento autentico dello Yang Qi si accompagna ad un suono, o sibilo, caratteristico. I passaggi, o porte, di cui si parla sono punti chiave della circolazione del Qi lungo i Canali Straordinari; si tratta di far circolare il Qi all’interno, senza che si disperda, ovvero concentrare la mente al’interno. Nel “Segreto del Fiore d’Oro” leggiamo: “Limitati a volgere interiormente la luce; questa è la sublime e insuperata verità. La luce si agita con nulla ed è difficile tenerla ferma. Quando l’hai rivolta interiormente per molto tempo essa si cristallizza”

Le due porte cardinali sono la Porta del Cielo (Tian Men) o Radice del Cielo (Bai Hui, alla sommità del capo) e la Porta della Terra (Di Men) o Foro della Luna (Hui Yin, nella regione perineale) ed è da quest’ultima che si manifesta la prima vibrazione dello Yang Qi .

Il respiro ben regolato (Tiao Xi) è la funzione che unisce le porte; a questo proposito leggiamo nel cap.6 del Dao De Jing: “Lo spirito immortale della valle non muore, ed è chiamato la Femmina Misteriosa. La Porta della Femmina Misteriosa è la radice del Cielo e della Terra. Persiste sottilmente. Usatelo senza fretta”

 

Per comprendere meglio il giovane Yang Yao che compare “dalle profondità della terra” andiamo al commento del segno Yang per eccellenza dell’Yi Jing (1, Qian), dove leggiamo a proposito del nove al primo posto: “ L’immerso dragoPer niente servirsene…. Lo Yang situato sotto davvero“, letteralmente:

 

QIAN = scendere improvvisamente verso le profondità, nascondersi sotto le acque

LONG = Drago

WU = Non

YONG = Movimento, impiego, usare per un fine

 

Lo Yang Qi è immerso nel Dantien inferiore, “come un drago nascosto sotto terra“. è appena l’inizio della crescita dello Yang dalle profondità della Terra, se si avverte il suo movimento esso va protetto, custodito con cura e coltivato, si tratta di una potenzialità non ancora utilizzabile che, se la si volesse impiegare prematuramente, si disperderebbe del tutto.

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Natale, Porte cosmiche e feste del Caos

 

Questo Asvattha eterno, le cui radici vanno in alto e i rami in basso, è il puro, il Brahman, ciò che chiamiamo la Non-Morte. Tutti i mondi riposano in lui!” (Katha Upanishad)

 

Anche per gli antichi greci i solstizi erano “porte”, passaggi fra Spazio – tempo (Cielo Posteriore) e non-spazio – non-tempo (Cielo Anteriore); il solstizio d’inverno era la Porta degli Dei, l’accesso al Cielo Anteriore, il ritorno all’origine, mentre il solstizio d’estate era la Porta degli Uomini, l’inizio della Manifestazione e dell’Individuazione.

Per i romani il guardiano delle porte era Ianus (ianua significa porta), il dio dal duplice volto, al quale Ovidio fa dire: “Io solo custodisco il vostro universo e il diritto di volgerlo sui suoi cardini è tutto in mio potere….”

Come ogni grande passaggio calendariale, il solstizio d’inverno era opportunamente sostenuto da celebrazioni del “caos”, come i Saturnali romani (il nostro attuale Capodanno) nelle quali il tempo primordiale di Kronos era chiamato a riassorbire e ricreare il tempo ordinario. Il rito della Tombola, o analogo gioco d’azzardo, sembra esprimere il bisogno dell’uomo di “ricollocarsi” nel cosmo all’inizio del nuovo ciclo.

Pochi giorni dopo l’apparente “morte del sole” si festeggia la rinascita della luce, il giorno in cui il “Sole – bambino” comincia a dimostrare la sua capacità di riemergere dalle tenebre (“Sol invictus” dei romani).

In alcune nostre regioni ancora si festeggia S.Lucia (13 dicembre), che fino al XIV secolo, per la diversa struttura del calendario, corrispondeva effettivamente al solstizio. Che si tratti di S.Lucia o Gesù Bambino, comunque è luce che ritorna, accompagnata da doni, spesso costituiti da cibi nutrienti, che da un lato rappresentano la capacità della luce di nutrire la vita, dall’altro un invito a nutrire dentro di sè la luce appena manifestata. Il fatto che spesso siano dolci fa pensare a chi ha qualche familiarità con la Medicina Tradizionale Cinese alla Terra e alla sua funzione di perno centrale dei cicli stagionali.

In realtà tutto ciò che caratterizza le festività natalizie della civiltà occidentale ha un alto valore simbolico in relazione al lavoro interiore, a cominciare dall’albero di Natale, rappresentazione dell’Albero Cosmico della Vita e dell’uomo centrato fra Cielo e Terra. Peraltro diverse altre piante sono associate nelle varie culture al natale, soprattutto il Ginepro (Italia), il Biancospino (Gran Bretagna), l’Agrifoglio e il Vischio che nella tradizione celtica è considerato un’emanazione degli dei verso la terra).

Tutta la rappresentazione tradizionale del Presepe è piena di queste corrispondenze, dallo scenario capanna – grotta, Porta della Terra, sovrastata dalla Stella cometa, la luce dello Yang celeste che guida la ricerca interiore (“….possedere direzione nell’andare…”), ai personaggi che lo animano.

Gesù bambino, la luce che rinasce dalla terra, è contemplato in silenzio dai suoi genitori (Yin – Yang di Cielo Posteriore) e dai pastori. La contemplazione silenziosa e persistente, uno stato di attenzione immersa al centro della scena è in effetti il nucleo essenziale del Presepe, ma è anche uno stato che viene indotto, sia pur subliminalmente, in chi osserva con mente rilassata questo piccolo mondo in miniatura. Il Bambino è riscaldato dal fiato del Bue e dell’Asino (la tradizione alchemica taoista tipicamente usava immagini di animali di differente corporatura e forza per riassumere sinteticamente diversi gradi di intensità della respirazione – intenzione applicata nel lavoro interiore).

Infine, i Re Magi, rappresentanti della Conoscenza Interiore, offrono i loro preziosi doni: Oro (regalità e potere, ma soprattutto compimento dell’Opera), Incenso (sacralità, comunicazione con i piani sottili dell’essere, funzione di mediazione), Mirra (potere curativo).

Passato il Natale, il ritmo annuale del Sole deve raccordarsi con l’anno Lunare, e ciò avviene attraverso le cosiddette “12 notti sante” che collegano il natale con l’Epifania; tradizionalmente da questi giorni, così importanti per la loro funzione di connessione Yin-Yang, si traggono auspici per l’anno nuovo.

 

 

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