TAIJI QUAN – Scienza e Arte
I maestri che qualche secolo fa hanno formulato le regole e i principi del Taiji avevano compreso per via empirica e codificato nel linguaggio proprio dell’epoca molte cose che oggi la nostra scienza può descrivere in termini attuali e comprensibili al nostro pensiero. In questo senso possiamo dire che il Taiji è una Scienza………
…perché fondato su principi reali che regolano i nostri funzionamenti fisici e psichici. Bastino un paio di esempi: oggi sappiamo che quando si dice “Accumula la forza come tendendo un arco” si parla della capacità dei muscoli di accumulare e restituire più forza attraverso l’allungamento elastico che la semplice contrazione; quando si dice “Usare la mente non la forza” si parla dell’attivazione di uno specifico stato di coscienza capace di dirigere il movimento del corpo in modo diverso da come facciamo ordinariamente, cosa ben dimostrata dalle moderne neuroscienze . Serve sapere queste cose? Sì, per chi insegna e per chi intende entrare in profondità nella pratica la conoscenza dei meccanismi “nascosti” del Taiji permette di capire perché ci si allena in un modo o in un altro e rende in tal modo più chiaro il percorso.
Il Taiji però è soprattutto Arte, un insieme organico di modelli e procedure che formano un sistema complesso di cui ci si impadronisce col tempo; nessuno si sorprende del fatto che occorrano anni perchè un artigiano raggiunga una competenza rilevante, o che occorrano anni di università per conseguire semplicemente un livello base di capacità professionali, eppure molti pensano di poter “imparare” il Tai ji in breve tempo. Spesso si confonde l’apprendimento del Tai ji con lo studio accademico di forme e sequenze: queste sono solo il materiale di lavoro sul quale si fonda la pratica. Passando da apprendisti ad artigiani e infine, forse, ad artisti Taiji mettiamo in lavorazione noi stessi e gradualmente trasformiamo il nostro essere e agire nel mondo. Da questo punto di vista la domanda “ma quanto tempo ci vuole per….?” non si pone più.
Come faccio a sapere se sono sulla buona strada? Lo sono se riesco a fare vivere e procedere insieme da un lato il piacere e la curiosità di scoprire nuovi modi di vivere il mio corpo-mente , dall’altro il disagio e la resistenza che provo quando l’arte mi chiede di cambiare qualcosa dentro me stesso a cui sono confortevolmente abituato. Credo che nessuna arte nobile sfugga a questa regola.
Marco Venanzi