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LETTURE CAVALLERESCHE La letteratura cavalleresca medievale affonda le sue radici nei miti primordiali della civiltà indoeuropea ai quali si sono sovrapposte molteplici stratificazioni celtiche e cristiane, dando luogo ad un’affascinate miscela simbolica che, con sorprendente attualità, continua a parlarci di noi stessi, della nostra maturazione psicologica, della nostra evoluzione spirituale e del nostro rapporto con il mondo che ci circonda. La civiltà e la cultura sono profondamente cambiate da quell’epoca, ma la nostra struttura fisiologica e psicologica è rimasta la stessa. Perciò, quando per caso o per curiosità incontriamo queste storie, conviene porre a noi stessi la questione: “In che cosa e come ciò mi riguarda?” . Se la nostra mente è aperta vi sarà sempre una risposta. La familiarità con le letture cavalleresche, d’obbligo per gli artisti marziali ma consigliabile a chiunque abbia a cuore il proprio sviluppo interiore, ci avvicina in modo piacevole e leggero a ciò che possiamo definire sinteticamente il “Meraviglioso”, tutto ciò che giace sotto o sopra il nostro abituale campo di coscienza, qualcosa che ha il potere, appunto, di destare in noi meraviglia, entusiasmo, o un punto di vista radicalmente nuovo su ciò che abbiamo sempre visto. E’ lo stesso rapporto che unisce la Corte alle Avventure dei Cavalieri, un reciproco nutrirsi e sostenersi. La Corte è il luogo della piena luce, dell’Ordine, della Regola condivisa, è armonia dell’Intelletto e delle Emozioni; fuori di lì è la Foresta, il luogo dell’Avventura, della Natura Selvaggia, dell’esplorazione individuale di sé e dei propri limiti, è un “Altro Mondo” dove vigono regole diverse, ogni volta da scoprire. Il cavaliere torna cambiato dalla sua avventura, interiormente più ricco e più forte, e porta questa ricchezza alla Corte per condividerla attraverso il Racconto che dà all’esperienza individuale una forma fruibile dall’intera comunità. Tale è l’importanza di questa relazione fra Corte e Avventura che Re Arthur, nel piccolo straordinario romanzo “Sir Gawain and the Green Knight ”, avendo riunito la corte per il pranzo di Capodanno (“L’anno essendo così giovane che la notte appena trascorsa l’aveva visto nascere….”) proclama solennemente che egli “…mai mangerà in una sì nobile occasione di festa finchè non sarà informato in tutti i dettagli di qualche insolita avventura, finora mai raccontata, o di qualche straordinaria meraviglia che egli possa ritenere vera, a proposito di antenati o fatti d’arme o altro tema elevato…… Tale era il costume del Re quando teneva corte….” Prendendo esempio da questo leggendario sovrano potremmo ogni tanto, prima di entrare in qualche momento importante della nostra vita quotidiana, rivolgere lo sguardo all’interno a cercare consapevolmente quel prezioso contatto col “Meraviglioso” che arricchisce e nutre il nostro percorso nel mondo. 
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