La scienza del lavoro interno

Su “Scienza” e “Lavoro interno” (potremmo anche dire “spirituale”, ma in questa sede preferiamo un termine più “vago”) si è già scritto molto, per lo più mettendo i termini in contrapposizione quando non in inconciliabile antagonismo. Vedremo invece come “scienza” è il termine più adatto per descrivere il Lavoro Interiore (Nei Gong) di qualunque natura e quali sono le particolarità che differenzia questa dalle altre scienze……

Una tappa fondamentale nella storia della Scienza (per alcuni la sua nascita) è l’introduzione, con Galileo Galilei, del “metodo scientifico”.
Ogni proposizione “scientifica” per essere definita tale deve poter essere “comprovata praticamente”. Se ad esempio diciamo che un oggetto nei pressi del pianeta Terra cade con una accelerazione costante di 9,8 m/s2 e tale accelerazione è indipendente dalla massa possiamo lasciar cadere oggetti di varie masse da altezze diverse e calcolare l’accelerazione e verificare o confutare tale proposizione (ovviamente stiamo semplificando).

Per essere un po’ più specifici: la proposizione scientifica deve essere corredata da uno o più esperimenti. Un esperimento è composto da:
1. la definizione dell’ambiente; le condizioni entro le quali l’esperimento è valido, ad esempio assenza di attriti
2. i passi da seguire;
3. gli strumenti di misura da utilizzare;
4. le misure da effettuare;
5. i risultati attesi
La caratteristica fondamentale dell’esperimento è che deve essere ripetibile: in linea di principio chiunque segua i punti sopra elencati otterrà gli stessi risultati e potrà comprovare la proposizione.
Altra caratteristica fondamentale è la quantizzazione dei risultati affinché questi siano confrontabili quindi corroboranti o meno. Da qui il ruolo centrale degli strumenti di misura.

Abbiamo quindi un sistema (l’ambiente con l’opportuna predisposizione e tutti gli elementi necessari per i passi dell’esperimento) e un osservatore che interagisce con il sistema e in tramite gli strumenti di misura per valutare i risultati.

Basta questa “scienza in due righe” per non aver alcun dubbio che il Lavoro Interiore non abbia nulla a che fare con questo. Ma ne siamo proprio sicuri? Sembrerebbe che non ci sia appello. Se un Maestro afferma cose del tipo: “l’energia scorre”, “ognuno è un campo elettromagnetico interagente con gli altri” e possiamo continuare all’infinito fino a “sono un tutto con l’Uno” il metodo scientifico sopra esposto è applicabile? Quali esperimenti possiamo proporre? Come quantizzare i risultati? Per inciso, ricerche scientifiche “come comunemente intese” sono state fatte e stanno andando avanti, ma non è quello che ci interessa in questa sede.

Un assunto alla base di quanto descritto sopra, talmente basilare da essere spesso dimenticato è che sistema e osservatore siano separati. Ed è su questo punto che la “scienza interiore” si differenzia dalla “scienza convenzionale”: nel Lavoro Interno sistema e osservatore coincidono e sono una stessa persona. Questo basta a molti per dire che non si tratta di scienza, punto di vista sicuramente valido, ma a questo punto si tratta solo di una mera questione di definizioni: se dare per scontato che sistema e osservatore siano separati e indipendenti o meno.

Tiziano Moretti