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Lento e Veloce E’ nozione comune, ma errata, che l’essenza del Tai Ji Quan sia l’esecuzione di sequenze lente di movimenti. In realtà il Tai Ji dovrebbe insegnarci a muoverci davvero alla velocità reale della vita, ossia a cambiare con la stessa prontezza e adattabilità con cui le cose intorno a noi cambiano di continuo. Il movimento lento di per sè può al massimo garantirci delle pause di rilassamento dalla pressione della vita quotidiana, ma non ha in sè il potere di cambiare i nostri modelli reazionali. Le scuole più tradizionali di Tai Ji Quan tramandano sia forme lente che forme veloci, eseguite alla reale velocità di combattimento. Qual è dunque il segreto delle cosiddette "forme lente"? E’ semplice ma davvero fondamentale: non si tratta di movimento lento ma di movimento rallentato. In altre parole, la forma viene eseguita ad un livello di velocità così ridotto che il movimento può essere percepito, analizzato e compreso nelle sue componenti elementari, potremmo dire che è come vedere un filmato al rallentatore con la possibilità di correggere e ritoccare ogni fotogramma ma senza poterne rimuovere nessuno; questo ci dà la possibilità di ristrutturare gradualmente i nostri modelli di funzionamento secondo schemi nuovi, più adeguati e tali da ottimizzare le nostre risorse. Lo studio verrà sempre eseguito ad una velocità leggermente inferiore a quella critica in cui i riflessi automatici, non ancora neutralizzati da metacircuiti più ampi ed evoluti, entrano in azione; gradualmente si aumenterà la velocità di esecuzione in modo da portare questi modelli nuovi a divenire a loro volta istintivi. Entriamo qui nel vivo del lavoro interno Tai Ji (Nei Gong "Lavoro interno") dove un impiego diverso, e per certi aspetti rivoluzionario, della mente è lo strumento chiave.
Tuffarsi nell’onda Abbiamo defnito prima le posture come picchi di particolare intensità e coerenza nel flusso della forma; più correttamente diciamo che quelle che chiamiamo posture della sequenza ("La Gru bianca dispiega le Ali", "Il Serpente striscia verso il basso", ecc.) sono in effetti delle onde che sorgono, raggiungono un massimo di intensità e forza e gradualmente si dissolvono nell’onda successiva. Ognuna di queste onde è stata progettata per indurre uno specifico "sentire" e "saper fare" attraverso un’accurata organizzazione dell’allineamento articolare e del tono muscolare dell’intero corpo. Quando noi isoliamo un momento di questa onda dando alla forma che il corpo ha in quel momento un nome specifico, utilizziamo un espediente didatticamente utile perché consente al principiante di formarsi dei punti di riferimento, una sorta di traccia discontinua del percorso che si andrà a costruire. Si capisce ora meglio l’importanza della precisione nell’assunzione della postura: se i punti cospicui del percorso non sono manifestati correttamente il percorso stesso non si formerà mai per il semplice fatto che tali punti non sono situati sull’onda di cui portano il nome….. Una volta acquisita una buona forma esterna ed un buon "vissuto interno" della postura, si tratta di ricostruirla a ritroso, cioè di imparare a far sì che il flusso di cambiamenti che conduce a quella postura dalla precedente sia coerente con essa, cioè porti a quel particolare "sentire-fare" in modo logico e naturale; allora non parleremo più di "passaggi di collegamento" fra una postura e l’altra, ma piuttosto di un progressivo manifestarsi e dissolversi di quella specifica configurazione. Lo stesso processo di ascolto corporeo globale, applicato alla sequenza dei movimenti (la "Forma" propriamente detta), implica lo spostamento dell’attenzione dai picchi rappresentati dalle posture codificate al processo di cambiamento continuo, così che ciascuna delle infinite sfumature del movimento produca una specifica configurazione di mente, energia e corpo significativa quanto quelle alle quali tradizionalmente si è attribuito un nome. "Una volta che l’Intenzione ("Yi" rappresentazione mentale radicata nel corpo) si muove la Forma segue e la postura si manifesta, e l’Intenzione fluisce senza interruzione....." Si dice anche che l’Intenzione è il seme del movimento ed interagisce con il corpo mediante il Qi: da questo punto di vista "Qi" deve intendersi come il patrimonio informazionale di cui la nostra mente-corpo dispone riguardo a se stessa e ai propri funzionamenti , per cui "Raffinare il Jing e trasformarlo in Qi ("Lian Jing Hua Qi") significa far emergere dalla nostra struttura informazioni qualitativamente sempre più significative capaci di far evolvere la nostra relazione con noi stessi e con il mondo esterno. Ogni postura-onda è caratterizzata come sappiamo da un nome, dunque ha un tema portante suo proprio che può essere definito in termini di qualcosa che accade in relazione ad un ipotetico antagonista (ad esempio "Parare e colpire con il pugno"), e questo è il tema "esterno", ma anche in termini di qualcosa che accade nel corpo in relazione a se stesso (per esempio "come portare la forza dal piede destro al pugno destro"), e questo è il tema "interno". Detto in altri termini, ogni onda-postura nasce come risposta ad una domanda tecnico-tattica (come rispondere a un determinato tipo di attacco?) per arrivare a porre al praticante una domanda più complessa (come organizzare la propria struttura interna per manifestare in modo efficace questa forma-funzione?). Vista sotto questa luce, l’esecuzione della Forma è una serie continua di domande che esigono una risposta dal praticante, domande la cui complessità è ovviamente proporzionale all’esperienza e, fattore non secondario, alla curiosità del soggetto. Da questo punto di vista lo studio delle "applicazioni della Forma" (una delle tante ossessioni che perseguitano i praticanti di ogni stile) è utile per comprendere il significato esterno del gesto, e come tale soddisfa l’ansia della mente superficiale di trovare un "senso visibile" al proprio movimento; nel contesto del lavoro interno può diventare un ostacolo al progresso perchè tende inevitabilmente ad attivare i livelli psichici meno profondi ancorandoli a segnali "forti". In prospettiva noi dovremmo invece cercare di sentire le diverse parti del nostro corpo trascinate nel movimento con la stessa evidenza con cui ordinariamente sentiamo la resistenza del corpo di un’altra persona. Va sottolineato che la qualità delle risposte evocabili dipende strettamente dalla capacità di mantenere una condizione di presenza mentale sufficientemente profonda almeno per la maggior parte del tempo di esecuzione della sequenza, e ciò non avviene automaticamente, data la tendenza della mente superficiale a riprendere il controllo non appena la giusta intenzione si allenta; non si tratta semplicemente di rilassarsi, ma di scegliere, un momento dopo l’altro, di scendere al massimo grado di profondità che riusciamo a raggiungere e di accorgerci di quando non siamo più lì. Onde e Ritmo interno Al di là del "tema portante" che distingue ogni postura conferendole una precisa individualità, esiste un filo conduttore comune a tutte le onde della sequenza, che è il loro modo di prodursi, la loro struttura interna che dobbiamo ora analizzare per comprendere meglio la natura e la finalità del movimento Tai Ji. Il primo punto chiave da cui partiamo nella nostra pratica per imparare a generare il movimento Tai Ji è l’esperienza del particolare rapporto di risonanza che esiste fra lo stato, o tono, della mente e le differenti fasi di attività muscolare e resiratoria, e che può essere riassunto nei suoi elementi essenziali come segue: - Quando la mente entra in uno stato di attenzione – concentrazione, ciò facilita la contrazione muscolare (e con essa la produzione di movimento del corpo nello spazio o di parti del corpo rispetto al corpo stesso) e la sua percezione. L’inspirazione si accorda perfettamente con questa fase. -Quando la mente entra in uno stato di rilassamento, ciò facilita il rilasciamento muscolare (e con esso, nel caso in cui il corpo si stia muovendo in posizione eretta, l’acquisizione del corretto allineamento e la sua percezione), l’inizio dell’espirazione facilita l’ingresso in questa fase. - Quando la mente affonda verso i suoi livelli più profondi, ciò facilita, a condizione che nella fase precedente si sia ottenuto il giusto allineamento strutturale, la contrazione eccentrica dei muscoli (che in questo modo accumulano la forza elastica che verrà poi rilasciata nella fase conclusiva della postura) e l’organizzazione dinamica dell’intera postura intorno al centro vitale addominale – pelvico. L’espirazione continua fino alla sua naturale conclusione. Regolando in questo modo il rapporto fra tensione e rilasciamento nelle principali aree fisiologiche accessibili alla coscienza (psichico, neuromuscolare, respiratorio) sull’onda del movimento, si ottiene a poco a poco una progressiva "messa in fase" dell’intero sistema psico-biologico. Tenendo presenti queste osservazioni, possiamo ora analizzare nei dettagli il prodursi di un’onda-postura nel contesto di una sequenza dinamica. 1-Sia che si tratti del primo movimento della sequenza, sia che osserviamo gli eventi da un qualsiasi punto di essa, perché si generi un movimento è necessario che non vi siano nella mente tracce di movimenti precedenti; la mente deve entrare in una condizione di "non-intenzione" che facilita l’affondamento, o radicamento, del corpo ben allineato. Paradossalmente, è proprio l’impiego di sequenze preordinate che libera la mente dal dover pensare al prossimo movimento; la memorizzazione ormai consolidata consente di impiegare un’energia minima per innescare il movimento, lasciando ampio spazio all’osservazione interna. Possiamo chiamare questa condizione "Punto Zero" o, come si usa dire nel gergo Tai JI, "ritorno alla Terra". Per arrivare a questa condizione, nel corso dell’esecuzione della sequenza, occorre dunque svincolarsi dalla postura immediatamente precedente, e mentre il corpo si rilascia la mente comincia ad evocare l’immagine della postura successiva. Yi Jing 23 Bo ("Lo spogliare"): "Il discepolo della saggezza onora la dissolvente sosta; traboccare del vuoto….." Il ciclo respiratorio è concluso, si è nella pausa fra espiro ed inspiro successivo. 2-La mente si concentra intensamente, anche se molto brevemente, generando un’onda di contrazione muscolare che sale attraverso il corpo raccogliendolo nel suo stato ancora fluido; questa è la fase in cui vi è la maggior parte del movimento esterno del corpo e degli arti nello spazio. E’ un movimento di "apertura" (cinese "Kai") molto visibile dall’esterno, in cui generalmente gli arti si estendono allontanandosi dal corpo, e il corpo stesso si allontana manifestamente, per così dire, dalla postura precedente. Yi Jing 3 Zhun "Il Germogliare. Sorgente, Crescere…. Il solido e il flessibile iniziano a mescolarsi….." La sensazione che viene suggerita è "Inspirare come sollevando qualcosa attraverso il corpo". Questo gesto interiore di forte Intenzione è fondamentale per innescare correttamente l’intero ciclo di produzione e manifestazione della postura; esso è, per così dire, l’accento che dà il ritmo alla sequenza. Inoltre esso è fondamentale per mantenere viva la Forma: il fatto che la sequenza sia predeterminata porta facilmente a darla per scontata, mentre è essenziale che ogni passaggio sia percepito come intenzionalmente causato dall’esecutore. 3-La mente si rilascia, inizia l’espirazione il corpo comincia a dirigersi verso la terra ricercando, grazie alla prevalenza di rilasciamento muscolare, il giusto allineamento; il movimento esterno diminuisce e gli arti si riavvicinano al corpo, cominciando a evidenziare la forma della postura in via di manifestazione. Yi Jing 41 Sun: "Il Diminuire: realizzare il Dao coinvolge aggiustamento davvero….. prima pesantezza e pure dopo versatilità…. Possedere direzione nell’andare…."E’ iniziato il movimento di "chiusura" (cinese "He"). 4-La mente scende in profondità, l’espirazione continua, l’intero corpo si dirige verso il centro, raggiungendo la condizione di massima stabilità, forza e compressione elastica. Il movimento esterno è minimo. Yi Jing 36 Ming Yi: "La luce nascosta… la luce entra nel centro della terra…" 5-La mente si espande, come un’onda che sorge dal profondo e si dirige attraverso il corpo verso l’esterno; l’espirazione giunge alla fase conclusiva e tende a scomparire dalla coscienza, la forza elastica accumulata dai muscoli viene rilasciata provocando una leggera estensione degli arti. Yi Jing 35 Jin: "Il Prosperare. Avanzare davvero. La luce esce sopra la terra. Cedere e pure aggregarsi raggiunge il grande luminoso." Questo è il momento di massima estrinsecazione della postura, immediatamente seguito dalla discesa verso il punto zero, e così di seguito. Oltre la Forma Umberto Boccioni, da me citato all’inizio, prosegue, nel suo Manifesto, con queste parole: "Non vi può essere rinnovamento alcuno in un'arte se non ne viene rinnovata l'essenza, cioè la visione e la concezione della linea e delle masse che formano l'arabesco........scoprire le nuove leggi, cioè le nuove forme che lo legano invisibilmente ma matematicamente all'infinito plastico apparente e all'infinito plastico interiore...... Per rendere un corpo in moto, io non do, certo, la traiettoria ... ma mi sforzo di fissare la forma che esprime la sua continuità nello spazio........ una continuità di forme che permette di seguire, attraverso la forma-forza che scaturisce dalla forma-reale, una nuova linea chiusa che determina il corpo nei suoi moti materiali". Dunque se la Forma è l’involucro attraverso il quale possiamo arrivare alla percezione delle forze che si muovono attraverso il nostro corpo e la nostra mente, la precisione esterna ne costituisce la cornice di base, la precisione interna è quella che ci consente di guidare queste forze e di farle interagire efficacemente con il mondo esterno. Ma a cosa ci serve tutto ciò? A essere più forti o più sani? Può darsi, ma non credo che questi debbano essere obbiettivi primari, quanto piuttosto effetti collaterali che ci possiamo aspettare da una pratica corretta. Credo piuttosto che ogni "Sforzo Saggio", come lo chiamerebbero i Buddisti, porti sempre ad uno scioglimento di qualcosa, un alleggerimento della nostra ansia di conseguire e ottenere. Forse possiamo a poco a poco arrivare a quella che, da taoista, chiamerei la "Precisione Naturale" , ovvero l’aderire alla Natura come essa si manifesta in noi (Wu Wei). Con mirabile concisione il maestro Buddhadasa, di scuola Vipassana, definisce il Dhamma (Dharma) come "Il segreto della Natura che è necessario conoscere per sviluppare la Vita al massimo grado di giovamento". Nessun "segreto" nel senso abituale del termine, nessuna "chiave magica" che i grandi maestri del passato hanno portato con sè nella tomba (altro mito negativo molto diffuso nel mondo del Tai Ji!), se non la capacità di guardare nella direzione giusta e dal punto di vista giusto. Non per niente gli alchimisti dicevano che ognuno dispone della Materia Prima dell’Opera, ma quasi tutti la sprecano giorno per giorno, considerandola priva di valore. Infine, pur non essendo questo il tema di questa analisi, non posso non ricordare che il Tai Ji è un’arte eminentemente relazionale, e tutto ciò che impariamo ci prepara all’incontro con l’altro nel senso più ampio del termine, e questo implica una prospettiva etica di utilità sociale alla quale nessun artista marziale di qualità superiore può sfuggire. Ciò non vuole essere in alcun modo una sorta di precetto morale, quanto, ancora una volta, un’espressione della ricerca della naturalezza (Zhi Ran) che, in questo caso, significa consentire a ciò che viviamo di esprimere le proprie potenzialità: parafrasando le parole che un grande medico omeopata contemporaneo, Tomas Pablo Paschero, usava per descrivere l’incontro del medico con il paziente, dobbiamo riconoscere che l’incontro autentico con l’altro, per essere tale, ci chiede di incontrare in quel momento noi stessi, e l’efficacia della nostra Arte, qualunque cosa intendiamo con questo termine, è strettamente collegata all’armonia che riusciamo a trovare con noi stessi e con il mondo che ci circonda. Marco Venanzi
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