FEBBRAIO, il tempo della purificazione…..

Yi Jing11, TAI, IL PERVADERE 

Febbraio viene dal latino "februare" che significa "purificare, espiare". Forse per questo è facile che arrivino la febbre e l’influenza…… Per i taoisti è un momento magico di compenetrazione delle due polarità Yin Yang in perfetto equilibrio di forze.

 

 

 

Nel ciclo dei Dodici Segni il mese di Febbraio è correlato a YIN

(Yi Jing 11, TAI "IL PERVADERE")

 

Nel ciclo circadiano: dalle ore 3 alle 5, massimo flusso energetico nel canale del Polmone.

 

Questo segno, in cui la terra sta sopra il cielo, da un lato rappresenta bene l’aspetto dell’ "inversione caotica" delle regole che ritroviamo nei nostri rituali di Carnevale; dall’altro mostra lo Yang che sale e raggiunge l’equilibrio perfetto, anche se momentaneo, con lo Yin:

"…..Il Piccolo (Xiao) va, il Grande (Da) viene….il sopra e il sotto si mescolano e pure le loro intenzioni concordano davvero" Qui "intenzione" sta per la parola "Zhi" che significa soprattutto "persistente concentrazione della mente e del cuore su uno scopo" . E’ quella volontà che persevera nel tempo perchè manifesta le tendenze profonde della persona, ed è sostenuta dall’energia dei Reni.

Nella pratica del lavoro su di sè e’ un momento delicato in cui lo Yang Qi può cominciare a muoversi, ma non è ancora molto forte; bisogna fare attenzione a non disperdere prematuramente questa energia preziosa, non ritenersi superiori e continuare ad allenarsi seguendo regole precise, la forza interiore (linee Yang) si accompagna alla cedevolezza esteriore (Yin). Nel rapporto con una Scuola o un Maestro è quel momento critico in cui si ha la tentazione di staccarsene prematuramente con l’illusione di aver già compreso tutto. Questo segno è anche una perfetta rappresentazione del modello Tai Ji in cui le forze si muovono nel corpo senza turbarne la flessibilità e morbidezza esterna e la parte superiore del corpo stesso affonda su quella inferiore contribuendo allo sviluppo della forza elastica (Jin) che dal basso risale verso l’alto. L’ultimo Drago comparso sulla scena, il nove al terzo posto, dice:

"La Forza riarde….. all’imbrunire timore come dell’avversità. Senza errore…… Invertire: ritornare al Dao davvero". Il timore di cui si parla deve essere inteso come quel rispettoso stupore ma anche saggia cautela che sono propri del ricercatore interiore allorchè la coscienza superficiale si attenua (all’imbrunire) per immergersi nella profondità del sè (invertire) e ritrovare quelle leggi universali che regolano la nostra Natura (ritornare al Dao…).

 

L’idea che questo periodo dell’anno, che precede il rinnovamento primaverile, richieda una radicale purificazione risale alla tradizione più antica di tutte le civiltà agricole; tale purificazione implica un momento di "Caos" in cui tutto si rimescola e viene per così dire rifecondato attraverso un temporaneo e ben ritualizzato contatto col mondo dei morti, rappresentati nelle nostre feste dalle maschere di carnevale.

"La maschera nasconde, la maschera spaventa, soprattutto però essa crea una relazione tra l’uomo che la porta e l’essere che essa rappresenta…… La maschera, per la sua rigidità inerente, viene messa in connessione innanzitutto con i morti…… essa crea un rapporto tra i vivi e i morti….. una loro unione che si compie nell’anima del portatore…. è lo strumento di una trasformazione unificatrice……. l’incontro dell’uomo col volto umano non-individuale….. l’incontro con l’archetipo….. La maschera è dunque intrinsecamente uno strumento misterico" (K. Kerenyi)

Nella Roma antica il mese di febbraio era un tipico cardine di passaggio che segnava il tramonto dell’anno vecchio e preludeva alla nascita del nuovo: periodo caotico in cui tutto si rimescolava, Il periodo oscuro del calendario dei popoli indoeuropei verso il rinnovamento del cosmo simboleggiato dalla primavera.

Anche la natura selvaggia in quei giorni era ammessa, in forma rituale, nel mondo civile: nella festa dei Lupercali, dove s’intrecciavano riti di purificazione e riti di fecondazione simbolica, gruppi di giovani si cingevano con pelli di capre appena uccise e scuoiate, e correvano poi per la città colpendo con strisce tratte dalle medesime pelli le donne che incontravano, alle quali veniva simbolicamente assicurata la fertilità. Probabilmente le radici del rito risalgono a epoca preromana, quando la divinità dominante era Fauno-caprone, fuso poi nei Lupercali (= festa dei piccoli lupi) con il Lupo dei Sabini (analogo del Marte romano).

Il Carnevale della nostra tradizione risale ai Saturnali dell’antichità romana durante i quali Kronos \ Saturno tornava a regnare temporaneamente sul mondo, sovvertendone tutte le regole; la parola carnevale potrebbe derivare dalla tradizione greca e babilonese, nella quale la divinità regnante in quel momento (Dioniso, Sole, Luna, ecc.) raggiungeva il santuario ad essa dedicato trasportata da un "carro navale".

Qualcuno peraltro ha notato che nel mondo moderno si è persa la consapevolezza del senso del rituale, ma non la sua risonanza inconscia: I comportamenti carnevaleschi non sono liberi, ma costretti: si deve ridere, si devono scatenare gli appetiti non solo e non tanto in forma rituale, quanto in forma eccessiva. E l’obbligo dell’eccesso si trasforma in quel sottile senso di inquietudine e di angoscia che pervade i carnevali tradizionali.

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