AGOSTO

“Agosto, moglie mia non ti conosco” …. queste parole sono il titolo di un esilarante eppur profondo romanzo di Achille Campanile, e sembrano adatte a descrivere l’apparente separazione fra Yin e Yang di cui parla l’Yi Jing commentando questo segno…..

 

 

Nel ciclo dei 12 segni il mese di agosto corrisponde a Shen (Yi Jing 12, PI, “L’OSTRUZIONE”)  

 

 Nel ciclo circadiano corrisponde al periodo dalle 15 alle 17, massimo flusso energetico nel canale della Vescica Urinaria.  

 

PI è un curioso segno, che sembra descrivere una situazione di blocco al flusso della vita (L’Ostruzione), tale per cui “Il Cielo e la Terra non si mescolano”. Tuttavia Yin eYang non cessano mai di interagire fra loro, la loro separazione implicherebbe la dissoluzione dell’essere e dell’universo stesso.

Ciò di cui parla l’Yi Jing è un processo sottile, invisibile se si guarda solo alla potenza solare del mese di agosto, dominato dal segno del Leone (22 luglio – 23 agosto) e dalla luminosissima stella Sirio, astro dominante della costellazione del Cane Maggiore, che per gli antichi era strettamente connessa al periodo più caldo e bruciante dell’anno (“canicola”).

 

Se invece si volge lo sguardo all’interno si intuisce che Pi rappresenta il momento di passaggio dall’azione creativa intenzionalmente orientata (“Il grande va…”) all’ascolto interno e all’adattarsi al flusso naturale delle cose (“Il piccolo viene”). E’ il momento misterioso che precede il raccolto (Bu Li, “Non Raccogliere”) e nel quale avviene la separazione – distillazione delle essenze vitali destinate a perpetuare la vita dalle componenti più grezze che torneranno alla terra (Jun Zi Zhen “Il Discepolo della Saggezza alla prova”). Questo processo, che apre la strada all’autunno, è detto “Quinta Stagione” ed è sostenuto dal Movimento Terra (Milza) che domina gli ultimi 18 giorni dell’estate e la cui funzione è di riconnettere al centro le energie più preziose prodotte dal ciclo vitale prima che esso si avvii manifestamente alla conclusione. Nello schema corporeo il segno Pi è collocato nella zona del Cuore: è il momento in cui, durante l’espirazione, e prima che essa sia terminata, la mente, che già ha lasciato la connessione con l’impulso attivo intenzionale e ha cominciato ad affondare attraverso le sensazioni interne, si distacca da quelle meno sottili per cogliere e seguire il movimento luminoso dell’energia vitale. C’è pertanto una separazione, ma essa consiste nello spostamento  della coscienza dal piano delle sensazioni, pur profonde, generate dai sensori interni del corpo, alla percezione dei fenomeni che avvengono nel nostro campo elettromagnetico, ovvero la nostra Forma nel senso più nobile e sottile (Shen).    {mospagebreak}    Solve et Coagula 

“Dissolvi e riunisci” : così, in modo estremamente sintetico, la tradizione alchemica riassume la natura del lavoro interiore; liberare la Forma sottile dell’essere dai limiti imposti dall’involucro corporeo, per poterlo poi ristrutturare in modo più conforme al progetto originario (Yuan Shen) che portiamo con noi nel mondo. Anche di questo ci parla il segno PI, è una separazione necessaria per superare l’”ostruzione” al flusso della vita che si determina man mano che lo spirito fa sempre più fatica ad abitare una struttura psichica e fisica resa rigida e pesante da blocchi e conflitti fisiologici e mentali.

Il mese di agosto sarebbe propizio, grazie alla potenza vitale che lo caratterizza, per osservare queste forze in gioco. Ma le vacanze (le “ferie” o feste di Augusto, l’imperatore romano da cui il mese prende nome) tendono a portarci in direzione opposta, verso una estroversione totale della nostra attenzione, una “separazione da sé” nel vano tentativo di trovare pace dagli assilli dei mesi di lavoro. C’è chi in vacanza si agita senza trovare un attimo di pausa, chi invece si annoia e non vede l’ora di riprendere il lavoro; modalità apparentemente opposte di una stessa “malattia”, la difficoltà ad ascoltarsi.

Eppure, per liberare “lo Zolfo dalle sue prigioni” occorre prima immergersi in quel “caos filosofico” che è la Natura incessantemente all’opera nel profondo di noi stessi.

 

 

Gli antichi romani a ferragosto festeggiavano Diana, la cacciatrice regina delle selve; quando, da ragazzini, si andava per boschi e macchia alla ricerca di more e altri frutti gustosi (a volte portando con sè la carabina Diana ad aria compressa, il primo regalo “serio” del padre che prefigurava l’avvicinarsi di una giovinezza più matura…) si percepiva ai margini della coscienza il senso della natura selvaggia e fruttifera insieme. Oggi, la festa dell’assunzione sembra molto lontana dalle sue origini pagane, se non nella celebrazione (forse non voluta in tutti i suoi significati) della sacralità del corpo….

 

  Ogni tanto, proprio quando la Natura è al massimo del suo movimento di manifestazione, dovremmo ascoltarla nel profondo di noi stessi, essendole semplicemente presenti, in silenzio, abbandonando persino qualsiasi pretesa di progresso spirituale (“Il discepolo della saggezza: Dao dissolto davvero”)

 

Voglio concludere a questo proposito con un breve estratto dal romanzo di Achille Campanile, scritto nei lontani anni trenta, citato all’inizio dell’articolo: 

“Dopo l’una, quando lo stabilimento si fu sfollato e il mare restò deserto, fecero il bagno le bagnine. Poi vennero fuori e andarono a mangiare. Anche i pescatori se ne andarono.Il mare rimase solo!Finalmente solo!Cessato il chiasso, cessata la confusione, il gran mare poteva ora tranquillamente sbizzarrirsi un poco…….

 

 

 

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